Il 25 Aprile è il giorno che segna una delle svolte più decisive nella Storia del nostro Paese: simboleggia la disfatta della ventennale oppressione nazi-fascista sul popolo italiano. È una giornata che ricorda negli animi cosa significhi lottare per la libertà e lottare nella speranza di un avvenire migliore per le future generazioni. Ovviamente, non ci si ferma solo all’Italia: lo spirito partigiano nei decenni a venire è diventato il pilastro portante della lotta dei popoli oppressi, che hanno versato il proprio sangue per liberarsi dell’incessante tirannia che dilagava nei propri paesi, con un risultato ancora oggi visibile.
Lo spirito partigiano però, non si ferma solo a quello relativo alla resistenza armata: numerosi soprattutto negli ultimi anni i movimenti pacifici (sebbene potessero capitare azioni violente) che, uniti, sono riusciti a rovesciare totalmente governi in carica da decenni. Ne è un esempio il caso del Nepal nel 2025, con le proteste guidate dalla Gen Z, causate dall’altissima disoccupazione giovanile e povertà diffusa, che hanno portato alla caduta del Governo; Vi è il caso del Bangladesh tra il 2024 e 2025, che vede come punto critico principale la Rivoluzione di Luglio, scatenata da presunti atti di favoritismo verso i sostenitori del partito al potere; Il caso dello Sri Lanka nel 2022, che ha vissuto una massiccia rivolta popolare scatenata dalla peggiore crisi economica dalla sua indipendenza (nel 1948), e ancora tante altre proteste avvenute in giro per il mondo solo negli ultimi 10 anni. Si evincono così i “pilastri partigiani” della lotta all’oppressione: Libertà, Democrazia, Giustizia e, soprattutto, Unità.
Nessuna forma di rivolta porterebbe a risultati concreti se non fossero le masse di cittadini a smuoversi per il cambiamento.

E ad oggi in Italia?
Come ogni 25 Aprile è bene ricordare la lotta che ha portato alla liberazione del nostro paese ed alla nascita della democrazia in cui viviamo ancora oggi da quel momento. C’è chi lo passa in compagnia, magari intonando “Bella Ciao” per le strade di paese, chi condivide Storie e Post sui social per non dimenticare, e chi, invece decide magari di unirsi in corteo: enormi masse cittadine che si riuniscono nelle principali città italiane per mostrare il loro supporto ad una lotta, mai davvero silenziosa, che continua ancora oggi in giro per il mondo. Le strade che oggi vedono i cortei sono le stesse che hanno visto fucilazioni di massa, rastrellamenti, violenze, spargimenti di sangue e distruzione totale e che, se prima fossero il luogo emblematico dove si consumasse la violenza e la ferocia fascista, rappresentano ora il luogo dove viene coltivata la speranza affinché certe cose non accadano più.
Eppure, anche in momenti come questi, che dovrebbero rappresentare il puro spirito di unità del nostro e degli altri popoli nella lotta contro il male, accade quasi sempre qualcosa che porti a divisione o violenza.

Partiamo da qui…
Come ho accennato, il 25 Aprile nel nostro paese è una celebrazione simbolo di unità, non solo per la lotta da parte dei partigiani italiani nella seconda guerra mondiale, ma anche per tutti gli altri popoli che, ancora oggi, combattono per la propria libertà e per garantirsi un futuro più giusto. Ne è un esempio la lotta del popolo Iraniano, che, in seguito alla Rivoluzione Islamica del 1979, ha visto una retrocessione totale della propria società sul fronte dei diritti umani e dei diritti sociali, in particolar modo per le donne, che, da mezzo secolo, rappresentano quella parte di popolazione Iraniana più colpita dall’oppressione del loro Governo.
Altro esempio il popolo Palestinese, di cui vediamo numerose bandiere anche nei cortei odierni, come simbolo di vicinanza e supporto tra il loro ed il nostro popolo, e di cui si è finalmente iniziato a parlare solo negli ultimi anni, che vive da oltre mezzo secolo una crescente oppressione nella propria terra, con il rischio di scomparire totalmente a causa delle mire espansionistiche (e non solo) Israeliane.
Ultimo, e non per importanza tra gli esempi proposti (potremmo andare avanti per ore), il popolo Ucraino, che dopo l’invasione subita dalla Russia nel 2022, vede minata la propria integrità nazionale, per non parlare poi delle forti tensioni interne, che minano ulteriormente l’unità nazionale.
In un contesto logico, ci aspetteremmo di vederci nei cortei uniti per ogni popolo colpito, ad esclusione di nessuno, eppure queste immagini dimostrano tutt’altro. È da considerarsi grave il fatto che, anche tra la popolazione civile, vi siano dei popoli considerati “di serie A” e dei popoli “di serie B”, le cui problematiche passino in secondo piano appena si smetta di parlarne vivamente in favore di altro.
La domanda sorge spontanea:
Perché lottare al fianco del popolo Palestinese e non di quello Ucraino, addirittura attaccandone i manifestanti o sostenitori?
Soffermandoci quindi su questo caso specifico, le risposte potrebbero essere molteplici:
C’è chi potrebbe andar contro l’Ucraina basandosi sulle mosse scaturite dal proprio Governo in materia geopolitica; chi potrebbe farlo basandosi sulle relazioni tra il presidente Zelenskyy ed altre cariche istituzionali di altri paesi, se non proprio sul comportamento generale di Zelenskyy stesso, plasmato non poco durante il conflitto e qualcuno addirittura potrebbe osare dicendo, come si è già sentito dire, che “per l’Ucraina ci sono altri cortei” o “non è questo il loro momento”.
…ma non stiamo dimenticando qualcosa?
Come si può minimamente pensare di attaccare coloro che manifestano per gli stessi ideali di libertà che hanno trainato le nostre lotte partigiane? Stiamo forse dimenticando che, manifestando per la libertà o a favore di un popolo, possiamo benissimamente escludere il Governo che risieda oggi in quel Paese?
Nei cortei noi siamo la voce dei popoli, non la voce dei governi: ricordiamo buona parte della Gen Z italiana cosa ne pensi del proprio Governo e quanto ne sia discostata ideologicamente.
Se non ragioniamo così rischiamo davvero di trasformare una manifestazione simbolo di unità tra i popoli in una lotta di parte: si perderebbe il senso di una delle celebrazioni più importanti che esistano e che siano mai esistite nella Storia del nostro Paese. I problemi non finiscono qui però…
Ma chi erano davvero i partigiani?
C’è una categoria di persone specifica che non ho citato prima: chi non festeggia questo giorno, magari trainato dall’insulso pensiero secondo cui sia una festa “divisiva”, o chi già pensa sia una festa di parte, se non, ancor peggio, una festa esclusiva “della sinistra”.
È bene ricordare che tra le file partigiane non vi fossero solo progressisti, socialisti o comunisti:
Vi erano anche conservatori, nazionalisti, oppositori politici che oggi definiremmo “di destra” e vi erano, per assurdo, anche dei pentiti; In molti che inizialmente giurarono fedeltà al fascismo capirono poi, purtroppo, solo in seguito tutti i danni scaturiti o scaturibili da esso.
La lotta partigiana non era guidata da una fazione politica precisa (l’attuale sinistra politica, molti penserebbero) ma da chiunque, qualsiasi fosse l’ideologia politica, che avesse un minimo di coscienza e ci tenesse ad un futuro libero per il proprio paese, anche a costo, vale la pena ripeterlo, del proprio sangue. Eppure, in molti dimenticano proprio questo importantissimo dettaglio: l’incredibile “varietà ideologica” tra le file partigiane. Gli scontri e la violenza che vediamo oggi non sono purtroppo casuali. La manipolazione dell’opinione pubblica, soprattutto su chi fossero i partigiani e per cosa avessero combattuto, e gli incessanti tentativi di sovvertire la reale narrazione dei fatti avvenuti, rischia di aumentare la divisione del nostro popolo nei confronti di questo giorno. Basti pensare al silenzio del nostro Governo in questo importante giorno o a chi ne approfitta per creare scompiglio, se non addirittura uccidere, nei casi gravi. Dopotutto, l’estremismo in ogni sua forma, riesce bene ad insinuarsi anche nelle situazioni più delicate o complesse.
Parlando di estremismo, a peggiorare le cose, potremmo prendere in considerazione come esempio l’appropriazione, da parte di alcuni movimenti o collettivi, dichiaratamente di sinistra, dei meriti dei partigiani, che rischia ulteriormente di minare l’integrità di tale giorno, a cui vi si contrappone il pensiero di altri movimenti o collettivi, dichiaratamente di destra, secondo cui, come citato prima, questa sia una festa di parte e non vi sia nulla da celebrare. Tra questi non manca gente nostalgica del fascismo, tra cui i classici da “Mussolini ha fatto anche cose buone” o coloro che considerano i partigiani un ammasso di vigliacchi, violenti e assassini. Com’è deducibile, l’estremismo in ogni sua forma crea gravi danni alla società, e la Storia lo insegna.
Sta di fatto che, sicuramente anche tra le file partigiane saranno state prese decisioni sbagliate (errare è umano dopotutto) ma non possiamo mettere sullo stesso piano due fazioni con visioni così contrapposte della società. Essere fascisti non è una mera presa di posizione ideologica, ma un crimine contro questo Paese, contro la sua Costituzione, contro il suo popolo, ed è un attentato alla democrazia stessa, nella sua interezza.
Spendo queste ultime righe per ricordarvi che la lotta per la libertà sia continua: il fatto che ci sia stato un fascismo prima non esclude l’ipotesi che possa nascere un fascismo dopo, magari nascosto dietro ad una maschera. Dico sempre che “La Storia non si ripete, ma rima col passato” perché uno stesso problema può ripresentarsi in altre epoche ed in altri modi, magari riproposto in chiave moderna. Pertanto, nella lotta per la libertà collettiva, dimenticate le differenze ideologiche e unitevi sempre per questi valori condivisi: Giustizia, Libertà ed Uguaglianza.
Siate fieri di essere italiani per le gesta partigiane e per il cambiamento che il loro spirito ha portato in Italia ed in giro per il mondo, e abbandonate ogni forma di desiderio relativo alla divisione o alla superiorità dei singoli: Siate uniti per sempre nella lotta.
Ora e sempre,
RESISTENZA!









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